Storia (molto) breve delle “madonnelle” di Roma
- Luglio 20, 2026
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Nonostante le ultime misure anti-Covid 19 abbiano deciso la chiusura o la limitazione di molte attività – non solo a Roma, ma su tutto il territorio nazionale – i musei non sono tra queste.
Normale che sia così: il distanziamento sociale e tutte le misure preventive contro i contagi anche accidentali sono già implementati ai massimi livelli, dai Vaticani ai Capitolini.
Oggi però vogliamo parlarvi di altri tipi di musei: “nascosti” dall’enorme patrimonio culturale conservato nelle strutture principali della Capitale, ci sono decine di alternative (20, per la precisione!) che possono essere visitate gratis e che sono sconosciute alla maggior parte dei turisti… e dei romani!
Nell’elenco che segue troverete una selezione “mista”: abbiamo scelto cinque musei che affrontano temi meno indagati della storia romana, oppure che sono sorti in edifici particolari e dalla storia complessa.
Ospitato nella sede dell’ex Aranciera del parco al centro di Roma, questo luogo è raggiungibile con facilità ed è solo uno dei diversi musei ospitati a Villa Borghese (un altro edificio a ingresso gratuito è il Museo Canonica, a pochi minuti a piedi). È dedicato all’imprenditore Carlo Bilotti che alla morte donò al Comune di Roma diverse opere di arte contemporanea, ma soprattutto lavori di Andy Warhol e di Giorgio de Chirico. Oltre a poter ammirare queste e altre opere esposte in maniera permanente, l’edificio ospita mostre temporanee, tutte molto valide.
A poca distanza dal Museo Bilotti (così vicino che bastano 4 fermate di autobus per andare dall’uno all’altro!) c’è un altro edificio donato al Comune di Roma. Stavolta si tratta del villino/atelier di Hendrik Christian Andersen, scultore e intellettuale da non confondersi con il celebre autore di favole.
Sito in Via Pasquale Stanislao Mancini 20, il museo era l’abitazione dell’artista ma anche il suo luogo di lavoro: rimarrete stupiti dalle dimensioni degli ambienti, grandi a sufficienza per ospitare le sue opere monumentali. Valore aggiunto: è uno dei rari esempi di art nouveau in città. E per un bonus particolare, si può visitare anche la tomba di Andersen, da lui stesso disegnata presso il Cimitero Acattolico fra Testaccio e la Piramide Cestia.
Non tutti sanno che nello “spessore” di Porta San Sebastiano, all’inizio della via Appia Antica, ci sono locali che furono brevemente abitati dal gerarca fascista Ettore Muti. Il Museo delle Mura nasce dal recupero di quegli stessi spazi, messi a disposizione della collettività nell’ambito di un più ampio progetto per la fruizione di tutte le Mura Aureliane, la poderosa cinta difensiva della città.
Nelle giornate di bel tempo si può anche salire sulle mura stesse, ammirando il panorama. Occhio però a controllare gli orari prima di correre verso Roma Sud: il museo chiude generalmente alle 14. Si può raggiungere l’area con metropolitana (Circo Massimo) + bus 118 (che ha capolinea nella centralissima Piazza Venezia).
Prenotazione obbligatoria (allo 060608) ma ingresso gratis per questo gioiello nella periferia nord-est di Roma. È una costruzione che non passa inosservata, sia per i murales coloratissimi che la decorano, sia per la forma: e la forma è dovuta al fatto che questo piccolo museo è stato costruito intorno al sito archeologico scoperto casualmente in loco, dove ora si trova Via Egidio Galbani, 6 (l’indirizzo esatto della struttura).
Si tratta di un fiume preistorico prosciugato, nel quale sono stati trovati resti di mammuth e di altri animali preistorici. La visita si svolge da un ballatoio con affaccio sul greto del fiume, con un percorso interattivo che illustra ritrovamenti e racconta l’ambiente così come era prima della comparsa dell’uomo. Visto il tema si tratta di una visita adatta anche ai bambini. Bonus per gli amanti della street art: dall’ingresso del museo sono ben visibili dei lavori del celebre Blu!
Comodo da raggiungere vista la sua vicinanza con la fermata metro Manzoni (siamo in Via Tasso 145), si tratta di un luogo della memoria vero e proprio, perché occupa gli stessi spazi del carcere della Polizia di sicurezza nazista durante l’occupazione di Roma tra 1943 e 1944. Anche se l’ingresso è gratuito, le donazioni sono fortemente consigliate per permettere la continuazione di un lavoro tanto attento quanto doloroso per conservare la memoria delle atrocità tedesche a Roma (le celle sono rimaste nello stesso stato in cui furono lasciate dai soldati del regime).
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