Fondazione D’ARC: un nuovo spazio per l’arte contemporanea
- Marzo 27, 2026
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Se siete…
Come diceva la famosa canzone, sarà capitato anche a voi… di avere la sensazione di mangiare sempre le stesse cose quando si soggiorna a Roma. Probabilmente è una conseguenza del numero enorme di turisti stranieri che si muovono fra le via del centro, per soddisfare i gusti dei quali anche tanti bistrò o tavole calde sono riusciti a organizzarsi per cucinare la trimurti della cucina romana: cacio e pepe, gricia, e carbonara. A questa si aggiunge, ad honorem, l’amatriciana, che per ovvi motivi di vicinanza geografica viene inserita nel novero delle specialità locali. E i carboidrati sono i più richiesti da assaggiare anche sotto forma di pizza, quella bassa e scrocchiarella.
Va detto che però sbaglia chi pensa che la cucina romana si esaurisca qui: insolitamente molto varia (dai piatti a base di verdure a quelli di pesce!), chi la ritiene poco varia semplicemente non si è studiato abbastanza… il menu.
In questo post infatti vi descriviamo cinque specialità che sono più romane che mai, ma poco considerate nelle scelte al ristorante. Per rendere le cose più interessanti, abbiamo deciso di giocare con… l'”handicap”: nessun piatto a base di quinto quarto sarà ammesso in questa lista, così come nessuno a base di agnello o abbacchio, i più facili da trovare a Roma alla voce secondi!
… Dove con stracciatella non si intende, ovviamente, il gelato. Un piatto dal nome fraintendibile, forse non tanto per gli italiani, ma che non manca di mandare in confusione gli stranieri di passaggio a Roma. Ha quasi lo stesso scopo del nordamericano “chicken broth”: si cucinava questo tipo di brodo, all’interno del quale ci sono sia carne che un uovo sbattuto, come forma di cura casereccia quando in casa c’era un malato. Oggi è un autentica prelibatezza!
Dove mangiarla: da Checchino dal 1887 a Testaccio, per esempio!
Nonostante quello che il nome suggerisce, non un piatto vegano, perché la presenza delle alici le trasforma in qualcosa di molto più “sostanzioso”. È significativo che ancora una volta in una città dalla storia come quella di Roma, che ha trasformato gli avanzi da buttare in classici della cucina, nascesse un piatto che trae il suo ingrediente principale dai germogli di una verdura e non dalla verdura stessa (in questo caso la cicoria catalogna, nota anche come cicoria asparago).
Dove mangiarla: quando di stagione, dovunque, letteralmente, e questo succede grazie a un ritorno di popolarità negli ultimi anni.
Tecnicamente questo è un piatto che almeno in una delle sue versioni contiene della pasta, seppure in quantità ridotta. Infatti qui si trovano spaghetti spezzati o altri formati piccoli immersi in un ricco brodo a base di pomodoro dal quale si pescano deliziosi bocconi di pesce (l’arzilla è un tipo di razza) e broccolo romanesco. Piatto dalle origini antichissime, era un classico della cucina romana già con l’avvento della cristianità, perché permetteva di mangiare verdura e pesce insieme il venerdì.
Dove mangiarla: non sono molti i locali che la propongono. Noi l’abbiamo vista almeno da Cesare al Casaletto e nelle due sedi di Flavio al Velavevodetto (Prati/Testaccio).
Invece dei carciofi, piatto simbolo della contaminazione fra cucina ebraica e cucina romana, optiamo per segnalare un piatto meno noto, ma altrettanto antico: nella città dove alla comunità ebraica veniva fatto divieto (fra gli altri) di cucinare pesci più grandi di una certa misura, questa sorta di tortino (strato di indivia, strato di alici, e così via) permetteva di rispettare le regole e sfamare famiglie intere con un unico piatto. Oggi è spesso servito come antipasto.
Dove mangiarli: al Ghetto, ovviamente!
Sul nome della ricetta c’è ancora mistero, ma sulle origini no: per non buttare via la carne rimasta dopo aver mangiato il brodo, la si “riciclava” trasformandola nelle polpette di bollito (altro piatto da assaggiare!) oppure in questo spezzatino, ri-cotto in padella con pomodoro e abbondante cipolla.
Dove mangiarlo: a noi piace sotto forma di panino da Mordi e Vai, al Mercato Testaccio. Ma si trova facilmente anche in “versione piatto”!
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