Walking tour gratuito: sulle orme di Artemisia Gentileschi

Interrotta dall’esplosione del Covid-19, a Londra rimarrà visitabile fino a gennaio del 2022 una mostra sulla pittrice romana Artemisia Gentileschi: se in questo periodo certamente non ci è possibile volare all’estero e assistervi di persona, invece quello che possiamo fare è regalarci una passeggiata nei luoghi dove visse e lavorò questa straordinaria artista, riscoperta da pochi decenni e paragonata a maestri come Caravaggio.

L’importanza di Artemisia Gentileschi, non solo come pittore donna ma come pittore tout court è merito di una serie di studi recenti da parte di critici d’arte, storici, ed esperti. Nel diciassettesimo secolo, quando Artemisia produsse i suoi capolavori, le donne non erano accettate negli ambienti intellettuali, non solo in quello artistico, e il fatto che i suoi quadri siano giunti fino a noi, e che la sua figura non sia finita nell’oblio, è un riconoscimento alla sua straordinarietà… e caparbietà.

L’infanzia e la bottega

Diversamente da altri artisti dello stesso periodo, dei quali non si conosce molto a livello biografico, per Artemisia abbiamo molti dati: sappiamo che nacque in via di Ripetta, all’angolo con quello che una volta era l’Ospedale di San Giacomo, l’8 luglio del 1593. Non è in ospedale però che Artemisia viene alla luce, ma in casa dei genitori Orazio e Prudenzia.

Il luogo esatto non è noto, probabilmente per via degli abbattimenti e delle costruzioni più tarde sulla stessa via, che all’epoca della nascita di Artemisia si chiamava ancora Via Leonina (da Papa Leone X). A ogni modo è possibile passeggiare lungo la via fin da Piazza del Popolo, soffermandosi a ricordare altre figure storiche che abitarono questi luoghi, come i patrioti Eleonora Fonseca Pimentel o Angelo Brunetti, il Ciceruacchio.

Da Via Ripetta si può arrivare in pochi minuti sia in Piazza di San Lorenzo in Lucina, nella cui chiesa Artemisia fu battezzata, che in Piazza di Spagna, dove la famiglia si trasferì dopo pochi anni dopo la nascita di altri figli.

Nel 1605, morta Prudenzia, Orazio si spostò di nuovo, nell’attuale via del Babuino, per prendere bottega in Via Margutta: oggi associamo questa strada ai pittori, ma all’epoca Orazio fu fra i primi, se non il primo, ad aprire uno studio in questa via. Un luogo sempre affollato di colleghi, non ultimo lo stesso Caravaggio, che pare fosse solito chiedere a prestito strumenti alla famiglia Gentileschi.

Qui Artemisia cresce e, a stretto contatto col padre, iniziò a lavorare in bottega mischiando colori, preparando le tele, costruendo pennelli. Più grandicella, inizierà a disegnare e dipingere fianco a fianco al padre.

La violenza di Agostino Tassi

Nel 1611 i Gentileschi si spostano ancora: in via della Croce, ancora nella zona del Tridente. Tutti gli indirizzi fin qui elencati sono a poca distanza l’uno dall’altro, e ci si può perdere in questi vicoli immaginando di percorrere le stesse strade della giovanissima Artemisia.

Nello stesso anno del trasloco lei ha 17 anni e il padre inizia una relazione con una vedova, vicina di casa, della quale si conosce solo il nome: Tuzia. Intanto, Orazio lavora a degli affreschi per il Casino delle Muse a Palazzo Rospigliosi, sul Quirinale, insieme al collega più giovane Agostino Tassi, che in città ha fama di violento e iracondo.

Tassi, colpito dalla bellezza della ragazza, tenta diversi approcci ma quando viene rifiutato la aggredisce e la violenta nella casa di famiglia, con la complicità proprio della compagna di Orazio.

Se sullo stupro non ci sono dubbi, in quanto documentato in grandissimo dettaglio all’epoca dei fatti, ci sono versioni discordanti sul dove si sia consumato: per alcuni proprio in via della Croce, per altri nella zona della chiesa di Santo Spirito in Sassia, a San Pietro.

In una ulteriore versione, qui la famiglia visse effettivamente ma dopo lo stupro, in quanto costretta a cercare casa in un’altra zona di Roma per le dicerie e i pettegolezzi messi in giro sul conto di Artemisia, proprio da chi abitava in via della Croce.

A prescindere dalle teorie, Santo Spirito in Sassia torna nella vita di Artemisia con l’omonima chiesa, dove la ragazza si sposò il 29 novembre 1612… non con Agostino ma con Pierantonio Stiattesi, pittore orbitante attorno alla bottega di Orazio, scelto proprio da lui per chiudere la dolorosa vicenda (Agostino Tassi, condannato per “sverginamento”, non scontò mai la pena).

Dopo il matrimonio, Artemisia si spostò a Firenze col marito. Di lì fu di nuovo brevemente a Roma, ma la sua vita continuò a Napoli, dove morì nel 1656 circa di peste, e a Londra.

I quadri di Artemisia a Roma: una brutta sorpresa!

La riscoperta di Artemisia Gentileschi ha creato un rinnovato interesse attorno alla figura della pittrice, e spesso i suoi lavori sono in prestito presso altre istituzioni (come nel caso della mostra londinese citata in apertura).

Ciò non toglie che in condizioni normali sono diversi i lavori di Artemisia visibili in Italia…. ma non a Roma. Incredibilmente, a Roma si trovano solo, ed entrambi alla Galleria Spada (a pochi minuti dal nostro ufficio!), una Madonna con Bambino e una Santa Cecilia. I quadri più famosi della sfortunata artista sono invece sparsi per il mondo, a iniziare da Napoli e Firenze per continuare con l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la Germania e la Spagna (fra gli altri).



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