Fondazione D’ARC: un nuovo spazio per l’arte contemporanea
- Marzo 27, 2026
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Se siete…
Nei giorni delle grandi restrizioni del periodo natalizio potrebbe sembrare strano pensare a destinazioni per passeggiate all’aria aperta, ma se c’è una certezza che questo 2020 ci ha dato è che siamo circondati da un patrimonio artistico e storico delle nostre città che non è stato toccato dalle chiusure decise dai DCPM. In altre parole, abbiamo riscoperto tutto ciò che non è un museo o un’attrazione alla quale si accede pagando un biglietto!
Dai monumenti alle grandi opere architettoniche della classicità, questo è particolarmente vero per Roma: luoghi straordinari come il Pantheon, il Parco degli Acquedotti, il tracciato dell’Appia Antica, senza dimenticare la Fontana di Trevi o Piazza di Spagna, sono state mete frequentatissime ogni volta che la pandemia da Covid-19 lo ha consentito.
Altri luoghi, altrettanto importanti, rimangono invece meno conosciuti e per questo abbiamo pensato di dedicare a essi un walking tour gratuito.
Stiamo pensando nello specifico ai ponti di Roma: dal più antico al più moderno, tutti hanno una storia affascinante alle spalle. In particolare quelli che sono nel centro storico della città, visto che una gran parte di questi è stata edificata in epoca romana. Uno straordinario lascito, e una fortissima emozione pensare di stare percorrendo delle opere costruite migliaia di anni fa. Nella breve guida che segue vi parleremo brevemente di alcuni dei ponti più famosi a Roma.
Per i romani e i visitatori, il Ponte Rotto, a valle dell’Isola Tiberina, è una particolarissima testimonianza del passato: danneggiato a più riprese e più volte ricostruito, oggi ne rimane un’arcata di epoca cinquecentesca, insieme ai piloni originali (risalenti circa al III secolo a.C.).
Una domanda frequente degli stranieri in visita a Roma è: perché non abbatterlo completamente? O completarlo con le moderne tecnologie? In quest’ultimo caso, l’ultimo tentativo in questo senso venne fatto alla fine del 1800, ma si dovette rinunciare a una soluzione definitiva per permettere i lavori che portarono alla costruzione dei due lungoteveri.
E per quanto riguarda un abbattimento… il Ponte Rotto ha una sua fragile bellezza e ci ricorda la genialità degli ingegneri dell’antica Roma: nonostante tutto quello che è successo, è arrivato fino a noi. E questo va rispettato.
Ma il Ponte Rotto non è l’unico a essere arrivato a noi in pessimo stato: affacciatevi, per esempio, dal Ponte Vittorio Emanuele II, fra ospedale di Santo Spirito in Sassia e Corso Vittorio Emanuele, per uno sguardo al Ponte Triumphalis, o di Nerone (ma lo si attribuisce anche a Caligola!), che collegava l’antica via Trionfale col centro di Roma. Un altro ponte rotto è quello di Agrippa: sulle sue fondamenta è ora il Ponte Sisto, lo stupendo ponte pedonale che parte da Piazza Trilussa a Trastevere, a due passi dal nostro Wanderlust.

Sappiamo dunque che il Ponte Rotto è fra i più antichi a Roma, ma non è quello che detiene questo primato: il più “vecchio” è Ponte Milvio (seppure abbia avuto una vita movimentata e sia stato riparato e ricostruito più volte). Esso fu trasformato da ponte di legno a ponte in muratura nel 110 a.C. ma era già presente nelle cronache circa un secolo prima. Luogo di battaglie sanguinose, la sua storia drammatica fa a pugni con il luogo ameno che è diventato oggi, ritrovo di coppie innamorate e di amanti della vita notturna.
Antichissimi sono anche i due ponti che collegano l’Isola Tiberina alle due rive del Tevere: il Ponte dei Quattro Capi da un lato (l’anno di costruzione originale è il 62 a.C.) e il Ponte di San Bartolomeo dall’altro (I secolo a.C., costruito in origine da Gaio Cestio, proprio lo stesso della Piramide!). Entrambi sono stati restaurati e “rafforzati” (in particolare le estremità del secondo ora sono risalenti al XIX secolo), ma il loro nucleo rimane intatto.
Così come il nucleo del Ponte Elio, che certamente tutti conosciamo come Ponte Sant’Angelo: risale al 134, voluto dall’imperatore Adriano per collegare il proprio mausoleo con la città. In epoca papale divenne fondamentale per il percorso dei pellegrini verso il Vaticano, motivo per il quale fu rinforzato (nel 1450 centinaia di devoti morirono per il cedimento improvviso delle sue balaustre).
Spesso si tende a dimenticare che Roma è una città che continua a crescere e a svilupparsi – la parte contemporanea della metropoli tende a passare in secondo piano, travolta dall’enormità del patrimonio storico e artistico che la Capitale porta con sé.
I ponti di Roma non fanno differenza: sono addirittura una ventina quelli realizzati nel Ventesimo secolo, fra i quali vanno citati almeno il monumentale Ponte Flaminio, che collega Corso Francia con i quartieri Parioli e Flaminio, o il Ponte Duca D’Aosta, di fronte allo Stadio Olimpico e al complesso del Foro Italico. Roma continua ad andare avanti, però, e anche il Ventunesimo secolo ha già regalato due nuovissimi ponti alla popolazione.
Da nord a sud, vicinissimo ai ponti appena menzionati, c’è il Ponte della Musica intitolato al grande compositore Armando Trovajoli, che collega il quartiere Delle Vittorie con la zona del Museo MAXXI e dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”.
Al lato opposto della città c’è poi il Ponte della Scienza, che è dedicato alla memoria di Rita Levi Montalcini e attraversa il Tevere in una zona dal grande fascino industriale, quella del Porto Fluviale e del Gasometro, col complesso del Teatro India dall’altro lato del fiume. Da questo si vede anche il suggestivo Ponte dell’Industria, ex ponte ferroviario ora cruciale per il traffico veicolare.
Vi invitiamo a considerare le differenze di “atmosfera” attorno a questi due ponti contemporanei: anche il Tevere, così placido a nord del centro, qui sembra più selvaggio e ancora tutto da conquistare.
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