Storia breve di Via dei Coronari (per turisti e non!)
- Settembre 7, 2026
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Se doveste trovarvi con il naso all’insù (attività sconsigliata in centro storico, ma qui va detto che come attività ci sta!) durante il vostro viaggio a Roma, prima o poi vi imbatterete in una nicchia o in una cornice contenente un’immagine sacra (di solito della Madonna, ma a volte possono esserci dei santi). Questo “quadro” è di solito contornato da qualche fiore finto e un lumino (spento o acceso che sia, nessuno sa come ci sia arrivato). In qualche caso ci sono delle piccole targhe votive e, più raramente, degli ex voto. Sono le edicole sacre, le “madonnelle” come le chiamano i romani, e ce ne sono centinaia sparse nel solo centro storico (oltre cinquecento, sembrerebbe!).
In una città che è letteralmente la culla della cristianità, con il Vaticano a un passo, leggenda vuole che ogni edicola sacra nasca da un miracolo (vero o presunto che sia, non possiamo dirlo scientificamente). Nella maggior parte dei casi, però, i motivi sono più terra terra, e proprio per questo più interessanti da raccontare.
Molte madonnelle sono un modo di ricostruire i percorsi dei pellegrini che camminavano verso il Vaticano (o altre basiliche. Altre sono un’antica mappa della città, perché segnano il punto in cui sorgeva una chiesa o un altro luogo di culto poi demoliti – perché troppo cadenti, o perché distrutti da un incendio, un terremoto, una guerra… Altre ancora sono loro stesse degli ex voto. Un esempio è la Madonna del Divino Amore in via Sforza (a Monti), relativamente recente perché nata nel 1950 da chi voleva ringraziare per essere sopravvissuto alla seconda guerra mondiale.
Quando pensiamo da persone contemporanee alle madonnelle, le pensiamo come un modo “folk” molto originale per esprimere devozione in una città già costellata di chiese. Invece, e per molti lettori sarà una sorpresa, l’abitudine di mettere un’immagine sacra agli angoli delle strade non la inventarono i cristiani: la copiarono da chi li aveva preceduti!
Nella Roma antica, agli incroci e ai confini dei campi, si trovavano piccoli templi, i “larari”, dedicati proprio ai Lari, gli spiriti protettori che vegliavano su famiglia, proprietà e viandanti. Con la fine dell’Impero, quelle edicole pagane furono “riciclate” per proteggere gli stessi incroci, le stesse strade, gli stessi passanti di sempre… Cambiarono, semplicemente, le divinità adorate.
Persino il lumino acceso davanti all’immagine, oggi gesto di devozione, discende dalla fiamma perenne che ardeva davanti ai simulacri degli dèi. Non stupisce quindi che la tradizione sia esplosa soprattutto nel Rinascimento e poi nel Sei-Settecento, quando le edicole erano anche l’unica illuminazione notturna della città: un lumino per pregare, e già che c’era, per non finire in un fosso al buio.
Se dovete sceglierne una da fotografare, puntate su via dei Coronari, vicino al nostro alloggio Coronari 114. All’angolo con vicolo Domizio si trova la cosiddetta “Immagine di Ponte”, forse la più antica edicola sacra della città: un’immagine sacra collocata già nel Quattrocento, poi rifatta nel 1523 da Antonio da Sangallo il Giovane e contenente un’Incoronazione della Vergine dipinta da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Il committente, tra l’altro, ha una storia da film: Alberto Serra di Monferrato scampò per un soffio ai lanzichenecchi durante il Sacco di Roma del 1527 ma morì d’infarto appena varcata la soglia di Castel Sant’Angelo: salvo ma morto nello stesso istante.
Se l’argomento vi ha conquistato, esiste un libro tutto dedicato al tema: “Le edicole sacre di Roma” di Sergio Gittarelli (edizioni ACM), utile se volete costruirvi un vostro itinerario personale, vicolo dopo vicolo!
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