Fondazione D’ARC: un nuovo spazio per l’arte contemporanea
- Marzo 27, 2026
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Se siete…
Che siano fra le opere dei Musei Vaticani o davanti alla Chiesa della Minerva sotto forma di obelisco, è indubbio che le rappresentazioni degli elefanti catturino subito l’attenzione dei turisti di passaggio a Roma: un animale così esotico si nota subito, ma non tutti sanno che non si tratta di una metafora (almeno, non sempre!) bensì della raffigurazione di un fenomeno preciso.
Infatti, la presenza di questi animali in città è ben documentata e ce ne sono tracce in diversi luoghi! Questo post serve allora a darvi un’infarinata su una storia davvero curiosa che è profondamente legata all’evoluzione del’Urbe.
È ampiamente risaputo che alcuni elefanti furono portati a Roma dopo la campagna bellica contro Pirro, ma non furono certamente questi i primi a trovare una casa nell’Urbe.
Andando indietro nel tempo, quando i Sette Colli erano ben lontani dall’essere popolati, gli elefanti erano comuni nel territorio romano. Così tanto che c’è addirittura un museo che li “fotografa” lì dove hanno lasciato le loro tracce più importanti: è quello di Casal de’ Pazzi (fra Talenti e Rebibbia, nel quadrante nord/nord-est della Capitale), aperto gratis e solo nei weekend. Qui (in via Egidio Galbani, 6) si può osservare un antico tratto di fiume prosciugato e le tracce qui lasciate anche da umani nel Pleistocene.
Qualcuno potrebbe credere si trattasse di mammut, ma la temperatura mite, anche all’epoca, del territorio non ne permetteva la diffusione. Si trattava invece di elefanti più grandi degli attuali, le cui tracce furono trovate anche in zone assai più centrali, per esempio con gli sbancamenti per costruire via dei Fori Imperiali. E ancora, edificando il Vittoriano a Piazza Venezia: leggenda vuole che le zanne di un elefante siano state inserite in una delle pareti esterne del maestoso monumento, e che sia necessaria una vera caccia al tesoro per trovarle.
La presenza degli elefanti a Roma è accertata durante la storia dell’Impero, ma anche prima di esso: ovviamente sappiamo che gli elefanti erano utilizzati per eseguire lavori pesanti, ma molto più spesso nei giochi che si svolgevano nei vari anfiteatri cittadini.
Ossa di elefanti, per esempio, sono state trovate sia sotto l’arena del Colosseo che sotto quella dell’anfiteatro Castrense, del quale ci rimane il piano di calpestio proprio accanto alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (l’arena oggi è delimitata da un muro e su di essa si trova l’orto gestito dai monaci del convento ospitato nella Basilica stessa).
E non si può non ricordare che secondo la Historia Augusta Giulio Cesare si guadagnò il suo appellativo (Caesar, appunto) per aver ucciso un elefante (“Caesai”) in battaglia: la nostra penisola è addirittura punteggiata dai ritrovamenti di monete che ritraggono il condottiero a cavallo di un pachiderma. Una metafora della sua potenza, certo, ma anche un fatto storicamente accertato.
Le immagini dell’elefante nell’arte sono però per lo più successive alla caduta dell’Impero e risalgono al Rinascimento e ai periodi successivi a esso. Vi stupirà scoprire che nella stragrande maggioranza dei casi quello ritratto è sempre lo stesso animale!
Si chiamava Annone e nel 1962, nella posa di alcuni cavi telefonici, ne furono trovate le ossa in Vaticano. Questo perché quel pachiderma era una proprietà privata – si potrebbe definirlo proprio l’animale domestico! – di Leone X, regalato al pontefice nel 1513 durante una visita a Roma del re portoghese Manuel I. Il papa dell’epoca vi era così affezionato che lo fece seppellire vicino a sé e, consapevole del fatto che si trattava di un dono straordinario, era abituato a farlo sfilare per le vie del centro dove incuriosiva e affascinava i cittadini (per di più era albino!).
Artisti famosissimi come Raffaello, Giulio Romano o Gian Lorenzo Bernini ritrassero Annone o giocarono con le sue sembianze per creare dei loro lavori, che sono poi quelli che oggi possiamo apprezzare in alcune delle strade e dei palazzi più famosi di Roma. Ma gli avvistamenti degli elefanti capitolini continuano… Voi dove li avete visti?
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