Primo delle grandi opere per il Giubileo a venire portato a conclusione, è stato svelato al pubblico il restauro del Baldacchino di San Pietro.
Il lavoro sulla monumentale scultura che sovrasta l’altare maggiore della Basilica per eccellenza è durato “solo” nove mesi e le operazioni di pulitura e manutenzione non si svolgevano da ben 250 anni: chi vedrà da adesso e per il prossimo anno il Vaticano potrà vederlo come solo Bernini, Borromini e i loro coevi poterono – questo è poco ma sicuro!
Una nuova luce sul Baldacchino
Il lavoro dei restauratori si è concentrato sulla rimozione, essenzialmente, di umido, fumo e sporco, il risultato di secoli di candele accese, ma anche di porte monumentali aperte giorno e (spesso!) notte a credenti e non: l’intenzione è stata di riportare un superficie i colori brillanti della scultura di bronzo e marmo.
Non sfuggirà ai più attenti che la luce riflessa dal Baldacchino deve “alleggerire” questo monumento nel monumento, del peso di 60 tonnellate, che siede nel punto centrale della Basilica di San Pietro. Un lavoro delicatissimo per i restauratori, che hanno seguito fedelmente lo sforzo creativo del lavoro di Bernini e Borromini, che collaborarono per creare un punto focale che attirasse l’attenzione del fedele senza toglierne però al Pontefice.
La “fake news” del tetto del Pantheon
Anche i meno esperti di arte sapranno che il bronzo del Baldacchino di San Pietro è tradizionalmente ritenuto essere stato sottratto al tetto del Pantheon dal Papa che commissionò l’opera a Gianlorenzo Bernini, e cioè Urbano VIII Barberini. Ma fu proprio così?
Non esattamente: quella copertura fu sì riciclata, ma per costruire 80 dei cannoni usati a Castel Sant’Angelo. In questo caso specifico, fu in diplomatico mantovano a mettere in giro la voce delle “spoliazioni creative” di Urbano VIII. Una fake news quasi in tutto e per tutto (… i cannoni appartenevano comunque al Pontefice!) che servì più che altro a trovare collocazione al famoso detto “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”. Troppo bello per non usarlo!
I ritrovamenti sorprendenti
I restauratori contemporanei, nell’occuparsi del Baldacchino, hanno trovato le firme dei loro predecessori, ma anche qualcosa di imprevisto: un foglio con una lista della spesa risalente addirittura al XVIII secolo e, commovente, la suola della scarpa di un bambino. Entrambi gli oggetti sono stati lasciati da precedenti “tecnici” al lavoro della struttura e, nel secondo caso, non devono farci dimenticare che il lavoro di minori sui cantieri era un tempo una cosa all’ordine del giorno. Quel bambino rimasto sconosciuto era sicuramente “a bottega”, forse con suo padre, per imparare il mestiere.
L’evento nell’evento
Nell’occasione del restauro, la celebre “Cattedra di San Pietro” verrà esposta al pubblico, posizionata davanti all’altare centrale in via del tutto eccezionale. Secondo la leggenda, si tratta del trono ligneo di Carlo Magno, portato dal re francese fino a Roma a dimostrazione del proprio potere rispetto a quello pontificale. La storia del sedile è però assai complessa, e fra le sue decorazioni ce ne sono di risalenti all’antico Egitto. Fino all’8 dicembre sarà possibile ammirarlo nella navata centrale, come accennato, della Basilica con la certezza di stare guardando da vicino un gioiello che è rimasto in Vaticano da prima ancora che esistesse la Fabbrica di San Pietro!
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