La storia dell’isola Tiberina a Roma

Storia e cultura nel mezzo del Tevere: l'isola Tiberina

Storia e cultura nel mezzo del Tevere: l'isola Tiberina

L’isola Tiberina è una piccola gemma nel cuore di Roma: romani e turisti la attraversano a piedi per andare e venire da Trastevere, ma non tutti conoscono la sua storia millenaria!

Unica isola “metropolitana” del Tevere, con una lunghezza di circa 270 metri e una larghezza che varia tra i 67 e gli 80 metri, questo luogo è affascinante e tutto da scoprire, non solo d’estate quando proiezioni e concerti lo… movimentano! In questo post vi invitiamo a scoprirla!

Intanto, qualche nota di tipo “geologico”: in origine l’isola Tiberina era solo un banco di sabbia di fiume, “appoggiatosi” su del tufo preesistente in seguito alle piene del fiume. Non bisogna preoccuparsi però della sua “solidità”, perché nel corso del tempo alla sabbia si sono aggiunti, anch’essi trasportati dal fiume, massi di roccia, ciottoli e tronchi d’albero. Inutile cercarli nell’attuale aspetto, però, perché l’isola ormai è interamente costruita. Merito degli antichi romani… e di una vivida immaginazione!

Una nave di… grano

Nonostante quello che sappiamo “scientificamente” dell’Isola Tiberina, i nostri antenati le attribuivano un anno di nascita precisissimo: il 509 a.C., quando secondo la leggenda il popolo gettò nel Tevere i depositi di grano del re Tarquinio il Superbo dopo averlo detronizzato.

L’altro anno chiave nella storia dell’isola è qualche secolo dopo, nel 291 a.C.: in questo caso, un serpente che avrebbe dovuto curare la città da una pestilenza spiccò il salto dalla nave che lo trasportava sul fiume, e lì dove cadde (guardacaso, proprio sull’isola!) i sacerdoti dell’antica repubblica decisero di costruire un tempio dedicato alla cura di tutte le malattie, e quindi a Esculapio, il dio che aveva come simbolo proprio un serpente.

Attorno a questo tempio fu costruito uno strano edificio a forma di nave, con una poppa e una prua di travertino e in mezzo all’isola stessa un obelisco a fungere da… albero maestro. Il motivo non era solo creativo, ma anche pratico: certo, l’isola vista dall’alto sembrava davvero lo scafo di una nave, ma in più andava protetto il tempio, nello specifico dalle esondazioni del Tevere.

La punta dell’Isola Tiberina: ma è una poppa o una prua?

Il tempio fu talmente protetto da giungere quasi intatto fino all’anno Mille circa: dopo di che, al suo posto fu costruita la basilica di San Bartolomeo all’Isola, ancora visibile oggi. Nei suoi sotterranei, alcuni resti dell’antico tempio sono ancora visibili e visitabili (previa organizzazione di un tour privato).

Quanto alla “nave di travertino”, scendendo le scale che portano quasi al livello del fiume e passeggiando intorno al perimetro dell’isola, è possibile vederne delle parti, in particolare sulla punta più vicina al Ponte Rotto, quindi sud est. Qui gli archeologi sono discordi: cosa stiamo vedendo, una poppa o una prua?

Per i sostenitori della prima ipotesi, le decorazioni di pietra sono la poppa della nave che portò il serpente mitologico, poi fuggito. Per i secondi è una prua: chi entrava in città doveva vedere una nave pronta alla guerra e stupirsi della potenza di Roma!

A proposito di Esculapio…

Non sfuggirà a nessuno, nemmeno ai visitatori alle prime armi, che l’isola Tiberina è ancora oggi la casa di un ospedale romano fra i più antichi: storicamente e popolarmente noto come “Fatebenefratelli”, dal 2022 si chiama “Gemelli Isola”. Potrebbe sembrare un dettaglio, ma si tratta del segnale di una continuità straordinaria, perché indica che per millenni l’isola è rimasta il luogo dove andare per ricevere cure e assistenza medica. Questo nonostante guerre, distruzioni e invasioni.

Oggi l’isola è uno spazio prezioso per i romani: nonostante non sia un parco, viene usato come tale da romani e visitatori che usano questa zona del pienissimo centro storico per passeggiare e stare all’aria aperta a due passi dalle acque del fiume. Come accennato poi in apertura, in estate cambia pelle e si trasforma in un’arena all’aperto fra concerti, proiezioni e presentazioni di libri – un luogo incantato, quasi sospeso nel tempo.

 

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