È uno dei più suggestivi quartieri del centro storico di Roma, eppure in molti lo conoscono solo per la sua cucina, oppure lo attraversano velocemente solo per arrivare ad altre destinazioni: l’Isola Tiberina e Trastevere, la zona di Piazza Venezia o Largo di Torre Argentina, Campo de’ Fiori… Naturalmente stiamo parlando del Ghetto.
È una delle zone più antiche della Capitale, con molte delle sue viuzze rimaste uguali per secoli e una estensione geografica che ancora oggi ricalca quella dell’area voluta da Paolo IV, il papa che per primo ordinò la costituzione del Ghetto, mura comprese (fortunatamente ormai abbattute) per rinchiudervi la popolazione ebraica a Roma, la quale prima del 1555 aveva vissuto sparsa per lo più fra questa zona, stretta tra Tevere e (anche) Campidoglio, Aventino e Trastevere.
Tra presente e passato
Oggi è un piccolo quartiere dalla grande eleganza e dall’offerta immobiliare tanto limitata quanto esclusiva (come la “nostra” Catalana al Ghetto!), ma si tratta di uno stato di cose molto recente, frutto della costruzione dei muraglioni sul lungotevere che comportò la demolizione delle case della zona più vicina al fiume, le più povere e soggette a essere alluvionate ogni volte che il Tevere, allora non ancora incassato nei suoi argini, esondava.
Sulla storia della presenza degli ebrei a Roma ci sarebbe tantissimo da raccontare, ma non vogliamo trasformare questo post in una lezioncina di storia, peraltro firmata da non professionisti e perciò superficiale: invece vogliamo parlarvi del Ghetto come lo vediamo oggi e di quanto c’è di più suggestivo e interessante in questa parte della Città Eterna!
Le antiche porte del Ghetto
Come accennato, il Ghetto era anticamente delimitato da mura, e vi si poteva accedere solo attraverso porte che venivano letteralmente lucchettate al calar della notte: se le porte sono andate distrutte con le mura stesse, se ne può comprendere l’impatto andando in Via della Reginella, quasi all’angolo con Piazza Mattei: lì, dove ora si trovano i dissuasori di metallo che impediscono il passaggio alle auto, si trovava uno dei cancelli di accesso e uscita al Ghetto.
Lo sappiamo con certezza anche per via di una decisione presa proprio dai Costaguti: la nobile famiglia entrava nel proprio palazzo da un accesso proprio su Via della Reginella, ma quando il Ghetto fu ridisegnato e allargato nei primi anni dell’Ottocento per via delle condizioni insalubri nelle quali si viveva, si trovò improvvisamente all’interno del Ghetto stesso. Per evitare di subire le stesse discriminazioni e restrizioni dei “vicini”, l’ingresso in questione fu murato – lo si può vedere ancora oggi.
Il Tempio Maggiore
Fra le maggiori attrazioni di questa parte di Roma c’è sicuramente la sinagoga che si trova su un tratto del lungotevere un tempo occupato dai palazzi più fatiscenti del Ghetto, quelli sottoposti a frequenti allagamenti, già citati più in alto. Completato nel 1904, ospita anche il Museo Ebraico, istituito nel 2005, che espone alcuni degli oggetti non razziati dai nazisti durante la loro persecuzione della comunità capitolina.
“L’impronta” della fontana di Piazza delle Cinque Scole
In via del Portico d’Ottavia, proprio all’angolo con Piazza delle Cinque Scole e di fronte alla celeberrima pasticceria Boccioni, uno strano disegno geometrico spicca in bianco sul pavimento. È quanto rimane di una fontana, disegnata da Giacomo Della Porta (lo stesso autore della più famosa Fontana delle Tartarughe, che si trova anch’essa in zona), voluta da papa Gregorio XIII per approvvigionare di acqua l’affollato quartiere.
Durante i lavori di abbattimento delle mura del Ghetto e di costruzione dei lungoteveri, secoli dopo, la fontana fu smantellata e conservata nei depositi comunali, da dove uscì a pezzi: prima verso il Gianicolo, dove finì alla Chiesa di Sant’Onofrio, poi finalmente di nuovo al Ghetto, ma in altra posizione e pesantemente deteriorata: vanta il non invidiabile primato di essere la peggio conservata tra le opere di Della Porta. Curiosità: i romani la conoscono anche come “Fontana del Pianto”. Un po’ perché posizionata davanti alla Chiesa di Santa Maria del Pianto, un po’ per… il destino sfortunato.
Il Museo della Shoah
O, per la precisione, “Fondazione Museo della Shoah”: in questo piccolo edificio, posto accanto al Portico di Ottavia, in quel Largo 16 Ottobre 1943 dove si ricorda l’orrore della deportazione della comunità ebraica romana da parte dei nazisti, si possono già vedere mostre in attesa che sia pronto il museo vero e proprio, che sorgerà all’interno di Villa Torlonia, sulla Via Nomentana.
Il Portico d’Ottavia (e il suo vicino!)
Naturalmente si tratta del principale resto romano presente nel Ghetto, quanto rimane del colossale complesso che l’imperatore Augusto volle dedicare alla sorella Ottavia. Qui in epoca romana si trovava anche il Circo Flaminio, simile per utilizzo al Circo Massimo (ma assolutamente non così esteso), mentre in epoca medievale la sua area fu occupata dal mercato del pesce, fatto determinò la nascita di alcune delle ricette della tradizionale cucina ebraico-romana, che risentono dei divieti e delle norme imposte dal Papa alla popolazione del quartiere.
Seguendo la rampa che scende al di sotto del livello stradale, proprio di fronte a quanto rimane del tempio, si può accedere a un suggestivo percorso a piedi che in pochi secondi (no, non è un errore!) vi porterà ad ammirare un altro monumento, questo ormai fuori dal perimetro del Ghetto vero e proprio: il Teatro di Marcello, voluto da Giulio Cesare in persona, una delle cui facciate è ben visibile. Dopo le foto di rito, si potrà uscire
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