Fondazione D’ARC: un nuovo spazio per l’arte contemporanea
- Marzo 27, 2026
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Se siete…
Per moltissimi di noi, “Via Margutta” è solo il titolo di una vecchia canzone di Luca Barbarossa, e fra le tante cose da vedere a Roma, nessuno penserebbe a passare del tempo in quella che era un tempo la via di Federico Fellini o di Gregory Peck durante le sue “Vacanze Romane” con Audrey Hepburn.
Eppure questa stradina dalla caratteristica pavimentazione in sampietrini rappresenta Roma meglio di tanti altri suoi simboli, ed è per questo che sta tornando a essere centrale nelle visite di chi vuole conoscere la vera anima della Città eterna. Merito di attente iniziative da gruppi di cittadini, ma anche della natura stessa della via: così piena di scorci suggestivi, dai rampicanti sui palazzi ai cortili dalle porte socchiuse… così tranquilla, paragonata ad altre vie di Roma, da attirare chi cerca di sfuggire alla confusione metropolitana.
Quello che piace di Via Margutta è che anche se siamo a un passo da fermate di mezzi pubblici, da negozi di grandi marchi internazionali, da monumenti celebri, questa vietta non sembra essere così turbata dalla “Disneylandizzazione” delle strade del centro storico, fatto per tanti versi di fast food e attrazioni ad uso e consumo dei tiktokers. Certo, non ci sono più gli orti che Fellini vedeva dalla sua finestra, ma anche se ci sono state delle trasformazioni che sono, diremmo, fisiologiche, questa stradina continua a rimanere un piccolo rifugio che resiste all’avanzare dei grandi marchi e del turismo mordi e fuggi. Un tempo ospitava stalle e magazzini per i palazzi di Via del Corso, e forse anche per questa sua origine che è rimasta delicatamente “estranea” a quello che succede nel resto del Tridente.
Sul perché del nome della via internet è pieno di teorie, da quelle romantiche (una storpiatura di “maris gutta”, goccia del mare) a quelle più pratiche (il nome di un barbiere famoso nell’antichità): ma se via Margutta è famosa per essere la via degli artisti, tanto da ospitare ogni anno la mostra cosiddetta dei Cento Pittori, lo si deve a un anonimo ritrattista che nel Medioevo scelse quello che allora era un viottolo sterrato ai piedi del Pincio perché qui aprire una bottega dove lavorare costava poco. Niente alberghi di lusso né turismo internazionale, ma le preoccupazioni di allora sono in parte le stesse di oggi. Confermate, del resto, nel XVI secolo, quando papa Paolo III emanò un editto che esentava dal pagamento delle tasse sugli immobili a chi avesse deciso di affittare a pittori, scultori e artigiani. Così qui vennero a stabilirsi personaggi come Orazio Gentileschi, padre della grande Artemisia, e, in tempi via via più recenti, Rubens, Poussin, Picasso… È stato solo il successo di un film come “Vacanze Romane” a trasformarla in un luogo esclusivo e ad attirare altri tipi di artisti, da Moravia ad Anna Magnani fino al suo residente più famoso, proprio il regista de “La dolce vita”.
Andate senza aspettarvi grandi monumenti: l’unico è la Fontana delle Arti, una delle fontane romane a tema progettate da Pietro Lombardi nel 1927 (se vi interessa, parleremo di questo simbolo “moderno” di Roma in un post a parte!). Anche il famoso “meglio fico del bigonzo”, un albero che attirava visitatori da ogni parte di Roma, è stato sostituito dopo essere stato abbattuto da un’auto in sosta. Qui la bellezza sta nell’arte della camminata, cercando angoli da fotografare e lasciandosi stupire dai contrasti con le vie adiacenti. La passeggiata, per i più frettolosi, dura davvero pochi minuti, ma che possono allungarsi fino a diventare molti di più se vi saprete far catturare dall’atmosfera da piccolo paese di questo breve tratto di strada. Quasi una pratica meditativa, in una città che invece sembra sempre andare di fretta.
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